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Coppa Porro Lambertenghi: due trentini nella storia

Inseguono un piccolo sogno Melania Delai e Mattia Bernardi, i due giovanissimi talenti trentini impegnati in questi giorni sui gloriosi campi del Tennis Club Milano Alberto Bonacossa nella 72esima edizione della Coppa Porro Lambertenghi. E intanto provano a seguire le orme di Cecilia Berti e Mario Comperini, gli unici due tennisti trentini che hanno lasciato un segno importante nella lunga storia di questa prestigiosa competizione.
LA STORIA- La Coppa Porro Lambertenghi era stata ideata dalla "Gazzetta dello Sport" nel lontano 1939, con l'intento di divulgare il tennis tra le giovani leve. Erano tempi in cui senza scuole e palloni la stagione nel nord Italia durava al massimo da aprile a ottobre e quando si parlava di giovani ci si riferiva a ragazzoni di 17 o 18 anni. Il Tennis Club Milano del conte Alberto Bonacossa aveva raccolto con entusiasmo l'iniziativa della rosea e offerto la possibilità che le finali si disputassero sul campo centrale del glorioso Club milanese, fondato nel 1893. Il torneo venne subito intitolato al marchese Gilberto Porro Lambertenghi, ufficiale di cavalleria caduto nel 1917 durante la prima guerra mondiale e decorato con medaglia al valore, grande amico del conte Alberto Bonacossa che già gli aveva dedicato il nuovo Campo Centrale del Tennis Club di via Arimondi. Nel 1939 la manifestazione era riservata agli under 18, a partire dal 1947 il limite di età dei partecipanti fu abbassato a 16 anni , quindi a 15 dal 1956, a 13 dal 1963, sino agli attuali 12 dal 1976.
I REGIONALI NELL’ALBO D’ORO - Scorrendo l’albo d’oro della manifestazione si scorgono illustri sconosciuti, ragazzi carichi di promesse che si sono persi e poi talvolta ritrovati nel lungo percorso verso il professionismo. Accanto a tanti buoni comprimari del nostro tennis nazionale, infilati qua e là si scorgono anche tennisti più noti e apprezzati come Roberta Vinci, Gianluca Rinaldini, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti, lo sfortunato Federico Luzzi, Potito Starace. Nel lungo elenco dei vincitori del torneo compaiono anche cinque altoatesini, la pusterese Maria Teresa Riedl che si aggiudicò l’edizione del 1953, la bolzanina Irma Obexer (1961), Luca Dallapiazza (1985), e i caldaresi Giunior Ghedina (1994) e Thomas Holzer (1995).
POCO TRENTINO
- Nell’albo d’oro figura un solo nome trentino, è quello di Cecilia Berti che vinse l’edizione del 1951. Nel 2007 si impose Chiara Quattrone, ragazza milanese che per un paio di stagioni giocò per il Ct Arco insieme a Viola Lorenzi. Ma nella storia di questa prestigiosa manifestazione entra a pieno titolo pure Mario Comperini, che fu qui finalista proprio in occasione della prima edizione del torneo disputato nel luglio del 1939.
MARIO COMPERINI- Roveretano, classe 1920, Comperini è una delle promesse del tennis nazionale, e a inizio stagione è stato ingaggiato proprio dal Tennis Club Milano. Talento natuale, Comperini non fatica troppo a raggiungere la finale dove ad attenderlo c’è il pariolino Roberto Sabbadini, figlio quattordicenne di Riccardo, campione italiano nel 1920 e nel 1923. E’ la sfida tra i favoriti della vigilia: due giocatori che hanno nel rovescio, portato con grande eleganza e apparente facilità, il loro punto di forza. Sabatini è istrionico e geniale, tatticamente più abile e accorto e sul campo si muove come un gatto, Comperini, lineamenti mediterranei, fisico possente, invece è un istintivo che si spinge sempre all’attacco. Il suo è un tennis d’assalto alla baionetta spesso imprevedibile, con palle azzardate, mezze volate che il più delle volte lo espongono incautamente ai passanti avversari. In finale le traiettorie precise del romano non perdonano, dopo un avvio equilibrato Sabbadini ingabbia il trentino e fa sua la prima Coppa Lambertenghi. Per Comperini sembrano spalancarsi comunque le porte di una brillante carriera, raggiungerà la seconda categoria e la finale dei campionati nazionali di Torino nel 1941. Dovrebbe passare prima categoria, non lo frena solo una vittoria mancata a settembre nel torneo di Merano quanto piuttosto l’incalzare tragico degli eventi. Non ci sarà più tempo per inseguire i sogni, Mario deve arruolarsi in Marina, resterà a Roma scansando fortunatamente le bombe. Scambierà pure qualche palleggio con il Duce nel giardino di Villa Torlonia, ma finita la guerra nulla sarà più come prima. Nella foto sotto I due finalisti, Comperini (a sinistra) e Sabbadini


CECILIA BERTI
- Giovane studentessa del Liceo Classico “Prati”, tesserata per il Circolo Tennis Trento, Cecilia Berti è l’unica tennista della provincia ad avere inserito il suo nome tra quello delle vincitrici. E’ il 1951, Cecilia ha 16 anni, un tennis da autodidatta. Spinge poco con il diritto, “una tragedia”, come lo definisce lei stessa, ma il rovescio è preciso ed efficace, molto redditizio soprattutto quando tira il lungolinea disorientando le rivali.

Aveva giocato qui anche l’anno prima ma si era dovuta arrendere al gioco brillante della ligure Rosanna Brayda, poi trionfatrice. Stavolta è più consapevole e sicura dei suoi mezzi, non sbaglia mai una palla facile, non perde mai la testa e ragiona perfettamente sul gioco. Fatica un po’ a piegare nei quarti la tenace modenese Druini (62 97) approfitta delle incerte condizioni fisiche della sanremese Zappa (61 62), e poi si presenta in finale per affrontare la favorita aquilana Rossana Bon. Si gioca di mattina, il protrarsi della finale di doppio, nega alle due giocatrici la soddisfazione e l’onore del centrale, “Ceci”, come la chiamano gli amici del Tennis Trento, ha i capelli corti e un tenero golfino addosso che la fanno sembrare poco più che un’adolescente, in campo però non fa una piega, fredda e composta nei movimenti, ribatte colpo su colpo mentre l’emozione sembra quasi attanagliare la sua rivale che continua a guardarsi intorno con l’aria un po’ smarrita. Cecilia domina il primo set 62, e poi resiste al tentativo di reazione della trepida Bon che alla fine si arrende 64. “Paura di vincere contrapposta all’olimpica tranquillità della Berti”, racconterà poi Luigi Gianoli sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Il più ambito premio nazionale in ogni caso viene meritatamente consegnato alla trentina. Cecilia non diventerà una campionessa, “papà voleva che studiassi” svelerà poi con timido pudore. Sui campi di S. Martino di Castrozza, dove tra gli anni Cinquanta e Sessanta si giocava un importante torneo di seconda, conoscerà il futuro marito, l’avvocato bolognese Trombaiolo. Il tennis si trasformerà presto in un piacevole hobby coltivato durante i pomeriggi trascorsi nell’elegante cornice del Tennis Club Bologna.

Autore
Redazione
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