Debby Chiesa: maturità e consapevolezza di una nuova giovinezza

L’età è solo un numero, l’abbiamo sentito ripetere spesso. Nello sport può diventare un margine, un confine, ma anche una soglia. Oltre la quale proiettare se stessi per ritrovare le proprie certezze, per recuperare una dimensione più compiuta. Magari superando quella linea d'ombra che separa una giovinezza mai perduta completamente e una maturità mai agognata sino in fondo. Deborah Chiesa ha festeggiato lo scorso 13 giugno trent’anni, un tempo venivano considerati “il principio della fine”, oggi rappresentano molto spesso il punto di massimo equilibrio di una carriera. E possono costituire un nuovo punto di partenza. Come la vittoria, larga e convincente sui campi di Tarvisio, sabato scorso, nella dodicesima edizione della "Città di Tarvisio Tennis Cup", sabato scorso, dopo una finale praticamente perfetta, per intensità, ritmo, precisione, che ha annichilito in finale la 23enne slovacca Radka Zelníčková, capace di raccogliere appena un game in un’ora e venti di partita. Per come è arrivata, questa vittoria è il segnale di una nuova consapevolezza, di una serenità raggiunta, finalmente piena e appagante.
Esperienza
«Trent’anni non sono pochi», ride Debby. «Ma è anche vero che non mi sono mai sentita così bene». Piccoli segnali, minuscoli spostamenti del cuore raccontano come ci sia un tempo che passa e non lascia mai uguali. «Mi hanno sempre detto che le esperienze fanno crescere. È vero, ma è solo con il passare degli anni che inizi ad avvertire davvero sulla tua pelle». Esperienze che accompagnano spesso la saggezza dell’età adulta, insieme a quell'equilibrio che è spesso determinante nel tennis, dove non è mai solo una questione di tecnica, ma di gestione delle emozioni, degli acciacchi che inevitabilmente scortano un percorso professionistico. E i problemi fisici che hanno investito la Chiesa non sono stati certo di lieve entità. Alla fine del 2020 la tennista di Trento aveva scoperto di soffrire di una forma di artrite che era arrivata ad impedirle persino di stringere una racchetta senza dolore. La terra le era franata sotto i piedi, un baratro che pareva aver inghiottito ogni cosa, illusioni, gioie, speranze. Debby però non si è arresa, non si è lasciata travolgere dallo sconforto, grazie alla sua forza di volontà, al lavoro svolto con il reumatologo Massimiliano Limonta e con il suo team tecnico composto da Tommaso Iozzo e Giulia Gatto-Monticone, è riuscita a riportare prepotentemente in superficie emozioni e sensazioni. Ed è tornata competitiva. E’ tornata a vincere.
Rinascita
«Adesso mi sento molto meglio. Sono davvero contenta di come stanno andando le cose. Lavoro insieme a Tommaso e Giulia da quasi tre anni, ma alla fine della scorsa stagione abbiamo cambiato qualcosa nel metodo di allenamento, in particolare dal punto di vista fisico. I benefici sono evidenti e i risultati cominciano ad arrivare. Ultimamente ho giocato tante partite di buon livello contro avversarie molto forti. Alcune le ho vinte, altre le ho perse al terzo set, ma nel complesso sto attraversando un ottimo periodo". Gestione, consapevolezza e serenità, le parole chiave. «Col tempo ho imparato che puoi giocare e fare bene anche se quel giorno avverti la tensione o ti sembra di essere più stanca, o se hai dolore da qualche parte. Adesso mi conosco meglio e so come gestire le situazioni. Inoltre mi sento molto più tranquilla e serena, sono riuscita a superare quel senso di frustrazione, quasi di rabbia, che ho provato a lungo per tutto quello che mi era successo. Ho capito che vivere nel passato non serve a nulla. Ti impedisce di goderti il presente e di costruire il futuro».
Obiettivi
Lasciarsi definitivamente alle spalle i rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e non è stato, dimenticare gioie e dispiaceri dopo essersi arrampicata otto anni fa sino al numero 143 delle classifiche mondiali, non è stato affatto un compito facile. «Certo, quando vedi tenniste, con cui ti allenavi da ragazzina, trovarsi stabilmente tra le prime cento qualche pensiero ti viene. Però devo anche ricordarmi che ci sono atlete che hanno dovuto smettere completamente di giocare. Io invece sono ancora qui, sono in forma, mi diverto e posso ancora inseguire i miei obiettivi». Obiettivi che restano ambiziosi. «Mi piacerebbe tornare a giocare uno Slam. So che serve tanta continuità, ma lo considero un traguardo ancora realistico». C’è chi , è il caso di un’altra trentina, Angelica Moratelli, si è costruita con il doppio una seconda carriera. «Giocare il doppio mi piace e mi diverte e per il futuro non escludo nulla, ma il singolare resta la mia priorità, penso di avere ancora qualcosa da dire e voglio concentrarmi su quello». In autunno giocherà per la prima volta la serie A1 con l’Ata Battisti. «Siamo un bel gruppo, molto affiatato dentro e fuori dal campo. Possiamo fare bene, ma non dobbiamo guardare troppo in là, prima bisogna pensare a mantenere la categoria. Non sarà semplice, perché il livello è molto alto».