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La maturità di Debby Chiesa: quinto titolo nell'Itf di Tarvisi0

Trent’anni. Nel tennis di un tempo, erano una soglia oltre la quale molti iniziavano a guardarsi alle spalle. Per Deborah Chiesa, il compleanno festeggiato lo scorso 13 giugno può rappresentare invece un nuovo punto di partenza. Come il titolo conquistato nella dodicesima edizione della "Città di Tarvisio Tennis Cup", torneo ITF femminile con un montepremi di 30.000 dollari andato in scena sui campi in terra battuta della città friulana. Non un trofeo da aggiungere alla bacheca, ma la conferma che, con la maturità dei trent’anni, il tennis può diventare un gioco di precisione, pazienza, ma soprattutto di ritrovata consapevolezza. Quinto successo in carriera, che si aggiunge quello dello scorso novembre a Solarino, con il quale la tennista trentina aveva riallacciato un filo spezzatosi otto anni fa, dopo aver scalato il ranking mondiale, essersi arrampicata sino al numero 143. Deborah si è imposta per 6-0 6-1 in un’ora e ventiquattro minuti di gioco a senso unico, travolgendo gli argini della 23enne slovacca Radka Zelníčková, una delle sorprese di questo torneo, posizionata un centinaio di posizione più in là della Chiesa, attualmente numero 378 delle graduatorie. Una bella rivincita per la nostra che aveva perso l’unico confronto diretto, nelle qualificazioni del torneo Wta 125 di Rovereto lo scorso ottobre, sconfitta bruciante dopo aver mancato un paio di match point.

Il match

Solida al servizio, ha concesso una sola palla break alla sua rivale, aggressiva al punto giusto, la Chiesa stavolta ha tenuto saldamente in mano il controllo degli scambi, non si è limitata ad attendere gli errori (tanti con il diritto) della slovacca, ma ha giocato con grande profondità senza mai dare punti di riferimento alla sua avversaria. Ed è rimasta sempre ferocemente dentro la partita, infilandosi prontamente nei vuoti altrui. Dopo aver incamerato il primo set, è risalita per due volte da 0-40 sul servizio della della Zelníčková, scappando sul 3-0. Una doppia mazzata per la tennista di Nova Mesto, che ha tamponato per un attimo l’emorragia nell’undicesimo game, prima che Deborah le togliesse nuovamente il respiro da fondo e chiudesse il discorso alla prima palla buona.

Le parole

«Sono rimasta sempre molto concentrata, molto focalizzata sui miei punti di forza. Avevo già affrontato la mia avversaria e sapevo cosa sa fare bene e cosa meno», ha spiegato alla fine Deborah. «Il punteggio forse è un po’ bugiardo, perché tanti game sono stati lottati e se lei avesse fatto qualche punto in più la partita avrebbe potuto anche complicarsi, io però mi sono sempre sentita in controllo. Era sicuramente un match alla mia portata, ma giocare una finale è diverso che giocare un primo turno».
Un torneo in crescendo quella della giocatrice dell’Ata che aveva dato subito una robusta spallata al tabellone mettendo fuori al primo turno la francese Selena Janicijevic, numero 244 e prima testa di serie, poi nei quarti era riuscita a rovesciare con caparbia intelligenza la sfida con la croata Lucija Ciric Bagaric, prima di dominare 6-1 6-2 in semifinale la ceca Aneta Laboutkova.
Il doppio è andato invece alle ceche Aneta Kucmova e Aneta Laboutkova, prime favorite del seeding, che nella sfida per il titolo si sono imposte per 60 63 sulla formazione composta dalla greca Sapfo Sakellaridi e dalla Zelníčková, seconde teste di serie.

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