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La storia: il Circolo del Grillo un ponte tra passato e futuro

Il rettangolo in terra rossa è ancora in attesa che mani sicure lo rimettano a nuovo per la bella stagione. Solo apparentemente abbandonato a se stesso. Intorno la vita del piccolo club sistemato in fondo a via San Pio X continua a scorrere comunque, tra divieti, emergenze, speranze. A guardarlo da lontano il Circolo Sportivo Umberto Grillo Le Arcade pare una piccola isola sospesa tra passato e futuro, un nostalgico approdo per vecchi frequentatori della racchetta. E non è solo un’impressione, perché lo scorrere del tempo non ha mai intaccato lo spirito profondo di questo circolo, la sua dimensione intima e familiare. Prima che il Covid limitasse gli spazi e i movimenti, qui ci si ritrovava volentieri anche solo per commentare una sfida tra amici, per una partita alle carte, o magari più semplicemente per sorseggiare in veranda un caffè o un buon bicchiere di Teroldego. “Capitava anche di discutere, di litigare pure - rivela Adriano Bertelli, uno dei soci più longevi e affezionati - ma alla fine tutto si risolveva serenamente, senza conseguenze. A prevalere era sempre e comunque il piacere dello stare insieme.” Eppure il Circolo, che Mario Pisoni più di quarant’anni fa decise di intitolare a un vecchio amico, Umberto Grillo, cronista sportivo noto e apprezzato, ha cambiato pelle tante volte nel corso della sua vita. E lo sta per fare nuovamente, stavolta in maniera radicale, innovativa, probabilmente definitiva.

PASSATO - Il Grillo nasce alla fine degli anni Settanta per iniziativa di un gruppo di amici che si ritrova sovente al campo dell’Italcementi, in via Verdi, il primo in città a dotarsi di un pallone pressostatico per l’inverno. Un vecchio pallone acquistato dal Circolo Tennis Trento, che si era visto poi negare dalla Soprintendenza dei Beni artistici l’autorizzazione per montarlo in piazza Venezia. Così i dirigenti avevano dovuto ripiegare sul rettangolo rosso di via Verdi, dove quel grosso telo di gomma non urtava la sensibilità di nessuno. Le vittorie di Panatta, della Coppa Davis, avevano contribuito a fare del tennis uno sport straordinariamente popolare, sempre più persone vogliono impararlo, guardarlo, discuterne, giocarci. All’Ata sono appena sorti sei campi in cemento, ma gli spazi non bastano a soddisfare le richieste, trovare un’ora si rivela il più delle volte un’impresa. In soccorso di quello sparuto drappello di appassionati, che sogna di mettersi in proprio, arriva l’imprenditore Guerino Pastorello, il tennis lo intriga e così decide di donare agli amici un’area di proprietà in fondo a via S. Pio X. Qui nel 1978 viene realizzato il campo in terra battuta, che si trasforma in breve in un animato punto d’incontro. Privato, ma non troppo, perché oltre al Tennis, regna sovrano il piacere di trovarsi e ritrovarsi. Di socializzare. “Forse la nostra fortuna è stata proprio quella di avere un solo campo”, racconta Sandro Tomasi, uno dei dirigenti più attivi. Sull’atto costitutivo del Club, redatto a mano nel maggio del 1980, si leggono i nomi di Giorgio e Marco Dorigatti, Paolo Rugato, Mario Pisoni, Gianni Bazerla. Presidente designato Giorgio Dorigatti. Attorno al direttivo si raccolgono una quarantina di soci fondatori, tra cui anche Bruno Pezzin, Antonio Bazzanella, Adriano Bertelli e Achille Pedrotti. Pian piano si arriveranno a contare oltre 150 soci frequentatori.

AFFILIAZIONE - Non sono tutte rose e fiori, gli anni Duemila portano con sé la crisi del tennis, e tanti problemi di gestione, il pallone che si strappa, il campo che abbisogna spesso di lavori di manutenzione. Ma qui nessuno si è mia perso d’animo, l’arrivo di Adriano Cavosi, futuro presidente del sodalizio, la spinta energica di Sandro Tomasi provvedono a ridare nuovo slancio al circolo. Proprio da un’intuizione di Cavosi nel 2010 si costituisce l’Associazione dilettantistica Le Arcade, che si affianca senza sovrapporsi al “Grillo". E’ un cambio di denominazione indispensabile per regolarizzare l’affiliazione alla Fit e segna una nuova svolta per il Circolo. Viene bonificata e ripulita tutta l’area, acquisito di seconda mano un altro pallone pressostatico, che una trentina di soci di buona volontà si incaricano di montare all’inizio di ogni inverno. “Avevamo molta voglia di fare” - spiega ancora Cavosi - Non volevamo restare un circolo chiuso, fermo alle sue origini.” Prevale la volontà di aprirsi, il presente e il futuro con tutta la loro forza invasiva e costruttiva stanno prendendo il posto del passato. Non lo cancelleranno, ma provvederanno ad aggiornarlo. Arrivano i maestri, prima Klaus Moik, quindi la spagnola Anabela Radics, ex numero 239 al mondo nel 1987. Nascono le squadre agonistiche, quella maggiore sfiorerà la promozione in D1, quelle veterani si faranno onore nei tornei nazionali.

FUTURO - Il futuro intanto è già alle porte. Ha i tratti accattivanti disegnati dall’architetto Manuel Knycz della Mangodesign, autore di un progetto destinato a stravolgere il volto di questo compassato ritrovo dopolavoristico. “Un’opera innanzitutto di riqualificazione e valorizzazione di tutta l’area”, chiarisce al proposito Cavosi. Il campo in sintetico avrà una copertura permanente, una palazzina servizi rinnovata e funzionale su due piani, spogliatoi e solarium. “Vogliamo farne una struttura polivalente, aperta alle scuole, al quartiere - precisa Knych - Il nostro obiettivo è portare più gente possibile a frequentare il circolo. Offrire un servizio importante alla comunità.” La scintilla era scattata un anno e mezzo fa nella testa di un altro dirigente, Silvano Tomedi, scomparso improvvisamente nel 2020. Non è andata persa, perché l’idea è stata subito raccolta e portata avanti dal Consiglio. Il progetto ha poi ottenuto l’approvazione e il sostegno economico della Provincia. “Un salto epocale per un circolo come il nostro - ride sotto i baffoni Cavosi - la prospettiva non ci spaventa, al contrario ci stimola parecchio.” Esiste un rischio concreto però, quello di snaturare l’anima stessa dell’associazione. “Un rischio necessario - ci tiene a precisare il dottor Fabio Sacchi, che ha curato nei dettagli il piano finanziario - abbiamo bisogno di svecchiarci, di assicurare un ricambio generazionale, di avvicinare i giovani. La copertura fissa ci darà la possibilità di programmare corsi e lezioni per i ragazzi, mentre la nuova club house garantirà spazi sufficienti anche ai nostri soci più anziani. Non vogliamo perdere la nostra dimensione, ma solo offrire qualche opportunità in più agli sportivi del quartiere e della città.” “Rimarrà sempre un circolo di amici - sorride Renzo Scalfi, per tante stagioni uno degli agonisti di punta del sodalizio - Magari così diventerà un circolo di tanti amici”.

Autore
Luca Avancini

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