Serie A1: Ata una sconfitta che non fa male, i giovani crescono

Ata puoi sorridere, il futuro è già qui. Sta bussando prepotente alla porta. E adesso la serie A fa meno paura, nonostante la sconfitta interna con i romani del Parioli che ha lasciato i trentini da soli all’ultimo posto nella graduatoria del girone. Il futuro si specchia nel promettente talento e nella determinazione di un ragazzino che per due set ha pigiato forte con il diritto mettendo alle corde un giocatore di spessore come il 2.4 capitolino Francesco Bessire. Mattia Bernardi, 15 anni compiuti a marzo, ha accarezzato un’impresa che avrebbe potuto cambiare il destino della sfida con i capitolini, svanita solo quando è uscita tutta l’esperienza del suo avversario, la maggiore abitudine a giocare match di quella consistenza agonistica. Mattia però ha mostrato di possedere le qualità che servono per emergere, la determinazione e il carattere, la voglia di non arrendersi. Non si è lasciato schiacciare dal peso delle occasioni perdute, i cinque set point mancati, un autentico macigno. E’ risalito con decisione, ha agguantato con coraggio e bravura il terzo set, prima di subire la reazione rabbiosa del suo avversario. “Al terzo mi sono sentito un po’ stanco – rivela il giovanissimo tennista dell’Ata, allievo del team guidato dal maestro Max Labrocca – Peccato, forse mi è mancata la convinzione nel primo set per sfruttare le opportunità.” Piace che non esca una sola parola sugli errori arbitrali, che ci sono stati durante il tie-break del primo parziale. Rammarico o soddisfazione per una prova comunque positiva, alla fine cosa resta? “Un po’ tutte e due le sensazioni – sorride Mattia – ma sono comunque contento di come ho giocato.” Le ambizioni di questa Ata non sono più quelle di qualche stagione fa, ma una certezza c’è: questa squadra ha un serbatoio ricco di giovani, che continuano a crescere. Non solo Bernardi, anche Ferrarolli, Zampoli, D’Agostino, quegli stessi giovani che la Federazione ha sbattuto in prima pagina attraverso le nuove regole, imponendo di schierare almeno due giocatori provenienti dal vivaio e di età inferiore a 30 anni. L’impatto con la realtà della serie A1 è stato piuttosto duro, anche per chi come Mattia aveva accumulato nel corso della stagione una discreta esperienza internazionale: zero games all’esordio a Crema, con una vecchia volpe come il rumeno Adrian Ungur, numero 508, ex 79 al mondo, due appena in casa con il 2.1 fiorentino Matteo Trevisan, ex numero uno al mondo da junior. “Due avversari ingiocabili. Con Ungur ero teso, emozionato, obiettivamente non potevo fare di più. Con Trevisan sono riuscito ad essere più sciolto, forse avrei potuto conquistare anche qualche punto in più, ma lui era davvero molto solido. Domenica scorsa mi sono sentito più sicuro di me e delle mie possibilità, sono riuscito a giocarmela. Sul duro mi trovo bene anche se so che devo ancora migliorare tanti aspetti del gioco. Diventare più sicuro con il servizio, più efficace e incisivo con il diritto, fare meno errori. Queste partite però aiutano a fare tanta esperienza.” Studente al secondo anno di Liceo scientifico, certo non sarà semplice nemmeno conciliare gli impegni del tennis con quelli della Scuola: “E’ dura, ma riesco comunque a cavarmela, anche grazie all’aiuto dei miei genitori.” Colpisce che in camera non ci sia il poster di Federer, il campione più amato a ogni latitudine, ma quello dello scozzese Andy Murray: “Riconosco che in campo non è il massimo della simpatia anche per via di certi atteggiamenti, ma il suo modo di colpire la palla, la sua grinta mi sono sempre piaciuti parecchio.” La salvezza dell’Ata passerà attraverso le prove dei suoi giovani: “La responsabilità c’è, ma non mi pesa, io cerco solo di restare concentrato e di dare il massimo.”