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2015, sarà il loro anno?: a tu a per tu con Nicolò Zampoli

Un finale di stagione da incorniciare che ha liberato emozioni forti e cancellato d’incanto le piccole delusioni di un 2014 che stava scivolando via con qualche rimpianto. Il titolo a Stoccolma nell’Husman Hagberg Open, Itf under 14, le convincenti prove con la maglia della rappresentativa trentina nella Winter Cup di Pistoia, chiusa con tre belle vittorie in altrettanti incontri, e infine la nuova convocazione al centro Federale di Tirrenia, tutti risultati che hanno restituito nel giro di poche settimane un altro sapore alla stagione di Nicolò Zampoli, classe 2000, giovanissimo talento dell’Ata Battisti.
E forse segnato un nuovo punto di partenza.
“Prima di giocare il torneo in Svezia non ero molto soddisfatto della stagione – rivela Nicolò – bruciava soprattutto l’eliminazione negli ottavi ai campionati italiani di categoria. Non un granché come risultato. A Stoccolma avevo iniziato piuttosto male, mi sono ritrovato al primo turno subito sotto 6-7 0-2 con un qualificato svedese. Sbagliavo tanto ma non volevo mollare, così ho tenuto duro, sono rimasto in campo tre ore e alla fine ho portato a casa la partita (con Bruns, 67 64 75 il punteggio, n.d.r.). Dopo quella vittoria qualcosa è scattato dentro di me, ho cominciato a sentirmi sempre più a mio agio, e a giocare come prediligo: all’attacco. Cercando il punto senza aspettare l’errore dell’avversario. Così sono riuscito a disputare un torneo in crescendo e a dare il meglio di me.”
Tre vittorie al terzo set su cinque incontri giocati nel torneo di Stoccolma, la tempra del combattente evidentemente è venuta fuori tutta
“Quel torneo ha rappresentato sicuramente una svolta dal punto di vista psicologico, mi ha sbloccato, restituito fiducia e convinzione. Adesso mi sento più tranquillo in campo.”
Carattere forte, volontà e tenacia, qualità fondamentali per un ragazzo al secondo anno del Liceo Scientifico Galilei, che deve conciliare allenamenti sempre più intensi e i pressanti impegni di una scuola esigente. Compito tutt’altro che semplice
“E’ vero, si fa un po’ di fatica con lo studio, ma tutto sommato le cose finora stanno andando bene.”
Nella tua giovane storia tennistica c’è spazio per un solo circolo: l’Ata Battisti
“Ho iniziato all’Ata a sette anni, il mio primo maestro è stato Luca Volpe. Dopo sono passato ad allenarmi con Max Labrocca e non ho più cambiato. Tra noi c’è un rapporto di totale fiducia.”
I buoni risultati nei tornei Itf, frequentati con maggiore regolarità quest’anno, prima di Stoccolma c’era stata a maggio anche la semifinale nel torneo internazionale di Brindisi, ti hanno proiettato tra i primi cento nel ranking europeo di categoria.
“Esperienze molto stimolanti, ti permettono di conoscere ragazzi da tutto il mondo che condividono la tua stessa grande passione. Ogni momento è utile per confrontarsi, crescere e imparare come comportarsi in situazioni diverse.”
Quali sono i punti di forza del tuo tennis e dove può migliorare ancora?
Mi ritengo un giocatore d’attacco, servizio, diritto e colpi di volo sono le mie armi migliori, mi piace impostare il gioco e alla prima occasione chiudere il punto con il diritto. Sicuramente devo diventare più solido da fondo campo, sbagliare meno e non avere troppa fretta di chiudere.”
C’è un campione che ti piace in modo particolare? Al quale magari vorresti ispirarti?
“Beh, Roger Federer, chi altri? Il suo tennis è il massimo, ma rappresenta un modello inavvicinabile”.
Un pregio e un difetto del tuo carattere
“La determinazione credo sia la mia dote migliore, però mi capita ancora di arrabbiarmi troppo facilmente."
La presenza al circolo di giocatori professionisti, da quelli che giocano la serie A a quelli che partecipano al torneo Futures, rappresenta sicuramente un bel incentivo per un ragazzino dell’agonistica
“Li vedi come un ideale punto di arrivo. Ti siedi in tribuna a guardare le partite e pensi che bello sarebbe se fossi io a giocare su quel campo.”
Chissà, potrebbe capitare già nel prossimo campionato di serie A. Viste le nuove regole sui giovani…
“No, no. E’ ancora troppo presto. Magari tra due o tre anni. E’ stato bello quest’anno sentirsi parte del gruppo ma ora devo solo pensare a migliorarmi, a diventare più forte e preparato. Il 2015 sarà sicuramente un anno molto difficile e impegnativo perché dovrò cambiare categoria e giocare tra gli under 16, con ragazzi che hanno un anno più di me”
Parliamo un po’ della tua realtà fuori dal tennis: quali sono i tuoi hobby e le tue distrazioni?
Mi piace ascoltare musica, stare con gli amici, passare del tempo in famiglia. Tra studio e tennis però non c’è molto spazio per coltivare qualche hobby.”

Autore
Redazione
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