L'emozione di Senatore: il tecnico trentino con la fiaccola

Ha attraversato il centro storico di Trento portando la fiamma paralimpica di «Milano Cortina 2026» tra cori, applausi e smartphone a riprendere la staffetta dei tedofori di sabato pomeriggio. Fabrizio Senatore, docente di scienze motorie al Don Milani, tecnico nazionale della Federazione italiana tennis e padel (Fitp) con specializzazione in disabilità fisica e intellettivo-relazionale, è stato scelto per rappresentare i valori di inclusione del movimento paralimpico. Ha percorso così il tragitto che gli è stato assegnato in via Belenzani, dove la torcia è giunta dopo la staffetta iniziata in piazza della Mostra, proseguita in via san Marco e poi in via Manci, per arrivare infine in piazza Duomo.
Alla solenne cerimonia dell'accensione del braciere erano presenti il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il presidente del Comitato italiano paralimpico di Trento Massimo Bernardoni, accompagnato dagli atleti Valentina Zago e Stefano Mellarini.
Professore, come è avvenuta la sua nomina a tedoforo?
«Mi sono candidato attraverso l'apposita sezione del sito di Milano Cortina 2026 sia per diventare uno dei 10.001 tedofori per le Olimpiadi sia per essere nominato tra i 501 tedofori per le Paralimpiadi. Circa un mese fa ho ricevuto la telefonata di Bernardoni che mi invitava come tedoforo al Flame festival di Trento di sabato scorso. Ad essere sincero non me lo aspettavo e in quel momento ho pensato che uno dei sogni che avevo fin da bambino potesse diventare realtà. Tutti i tedofori che hanno preso parte all'evento sono dirigenti sportivi, tecnici o atleti paralimpici che si sono impegnati in modo rilevante negli ultimi anni. Ho percorso il mio tragitto dopo aver ricevuto la fiaccola dalle mani di un atleta paralimpico, un'emozione indescrivibile che rappresenta anche gran parte della mia professione».
In che modo lei si occupa di disabilità?
«In qualità di fiduciario "wheelchair" della Fitp del Trentino Alto Adige sono impegnato a divulgare i programmi tecnici e promozionali federali per atleti con disabilità, organizzo centri estivi, corsi di formazione e di aggiornamento, attività junior, progetti nelle scuole, organizzazione di raduni, verifiche di tesseramento, e così via. Mi occupo anche di supervisionare la scuola agonistica del Circolo tennis Predazzo, dove sono presenti quattro giocatori di tennis wheelchair. Con frequenza mensile organizzo degli allenamenti con i migliori giocatori di tennis in sedia a rotelle della regione. Tra questi ho il privilegio di allenare il bolzanino Ivan Tratter che sta cercando di qualificarsi alle prossime Paralimpiadi di Los Angeles 2028».
Che cosa ha rappresentato per lei questa esperienza?
«Essere tedoforo è un onore e una responsabilità, significa portare un messaggio di speranza. Non ho tenuto in mano solo una torcia, ho portato con me una storia, un amore e la convinzione che in quella fiamma c'è qualcosa in più. Il passaggio della fiaccola non è stato soltanto un evento sportivo, è una vera e propria celebrazione della resilienza e del coraggio di chi, ogni giorno, supera continui ostacoli dentro e fuori dal campo di gara. Penso sia importante promuovere la cultura dello sport accessibile per chiunque, ponendo al centro dell'attenzione le qualità e i punti di forza che ogni atleta ha. Le Paralimpiadi sono davvero le Olimpiadi di tutti, dove l'alto livello degli atleti che gareggiano si sposa con il concetto di uguaglianza».
Articolo di Laura Modena (pubblicato su L'Adige 4/3) per gentile concessione