Qualificazioni Us Open: Deborah Chiesa out in tre set

Debby che peccato. Aveva tanta voglia la 22enne trentina di tornare protagonista, dopo un’estate così così, scivolata via senza acuti, poche vittorie e qualche pensiero negativo. Una voglia rovesciata sul campo con rabbiosa determinazione in quel terzo set che aveva riacceso improvvisamente la speranza, da 1-5 al quasi 5-5, in quella rimonta sola sfiorata che probabilmente avrebbe cambiato la storia di questo amaro esordio sul cemento di Flushing Meadows, dove si giocano le qualificazioni degli US Open, quarto ed ultimo Slam della stagione, al via lunedì prossimo a New York. E' invece la rabbia non è bastata per superare il primo scoglio del tabellone, la Chiesa è stata costretta alla resa dalla britannica Katie Swan, 19enne di Bristol numero 179 delle graduatorie Wta, appena un posto sopra la nostra, una biondina dal carattere pugnace, che non si sottrae mai alla lotta, anche quando la partita scotta, e che sul veloce riesce a sfruttare al meglio le sue leve potenti e la sua innata aggressività. Chiedere conferma anche la rumena Irina Camelia Begu, numero 58 al mondo, abbattuta sull’erba di Wimbledon.
ALTALENA DI EMOZIONI - La Swan ha prevalso per 3-6 6-4 6-4 dopo due ore e ventiquattro minuti di gioco da batticuore, avvincente e ricco di colpi di scena, ma anche pieno di rimpianti per la trentina, che si è lasciata sfuggire di mano il match avanti 6-3 4-2. Ci sono i meriti indubbi della Swan, ma c’è anche quel black out sull’1-1 del terzo set che ha pesato e non poco nonostante l’orgogliosa reazione finale. Dispiace perché Debby era partita forte, ispirata forse dalle positive prove delle altre due ragazze azzurre scese su quello stesso campo, il numero 15, prima di lei: Jasmine Paolini e Jessica Pieri, vittoriose in due rapidi set con la cinese Jia-Jing Lu e la montenegrina Danka Kovinic. Sostenuta da un servizio molto incisivo, appena un quindici concesso nei primi tre turni di battuta, e da una percentuale alta di prime palle, la trentina ha piazzato il break al sesto game dopo aver mancato due opportunità del 2-0, e ha poi gestito con sicurezza il punteggio incamerando il primo set. Un vantaggio che le ha dato la spinta per salire subito sul 3-1 in avvio di seconda frazione, ma non la forza per stroncare la resistenza della Swan, che anzi nel momento più difficile ha reagito con veemenza, alzando il suo livello di gioco, in particolare la percentuale di prime, e mettendo a referto diversi vincenti. La trentina ha cancellato una prima palla break sul 3-2, non la seconda che ha consentito alla britannica di agganciare il 4-4, ha rialzato la testa prontamente senza sfruttare però l’occasione per l’immediato contro break che l’avrebbe portata a servire per il match.
RIMONTA SFIORATA - L’inerzia degli scambi è bruscamente cambiata nel terzo set, la Chiesa ha accusato il contraccolpo per le occasioni smarrite, mentre l’inglesina è salita in cattedra volando rapida sul 5-1. Debby si è aggrappata al carattere per non ammainare bandiera, ha spinto con coraggio e tolto un po’ di fiducia alla rivale proprio quando questa credeva di essersi messa ormai in tasca la qualificazione. La Chiesa è tornata così a mettere i piedi bene in campo, ha salvato due match point sul 5-3 ed è andata a servire per il 5-5. Che sembrava cosa fatta quando Debby si è issata sul 40-0, la Swan invece è tornata sotto, e dopo aver annullato altre tre opportunità per il pari all'azzurra è riuscita a mettere a segno il punto decisivo e ad alzare così le braccia al cielo.
I risultati
QUALIFICAZIONI FEMMINILI
Primo turno
(25) Anastasia Potapova (RUS) b. Martina Di Giuseppe (ITA) 6-3 7-5
Jasmine Paolini (ITA) b. Jia-Jing Lu (CHN) 6-3 6-2
Katie Swan (GBR) b. Deborah Chiesa (ITA) 3-6 6-4 6-4
Jessica Pieri (ITA) b. Danka Kovinic (MNE) 6-2 6-4
Martina Trevisan (ITA) b. Sesil Karatancheva (BUL) 6-3 2-6 6-4
Secondo turno
Jasmine Paolini (ITA) c. vinc. (5) Vitalia Diatchenko (RUS)-Karolina Muchova (CZE)
Jessica Pieri (ITA) c. vinc. (12) Lin Zhu (CHN)-Anna Zaja (GER)
Martina Trevisan (ITA) c. (13) Varvara Lepchenko (USA)