tennis.sportrentino.it
SporTrentino.it
News

Melania Delai, comincia dal Maryland l'avventura americana

L’estate può essere carica di promesse sotto il sole caldo e abbacinante della Florida. Melania Delai l’ha trascorsa lontano dalle affollate spiagge sull’Atlantico, a sudare in campo, sotto lo sguardo vigile di un coach d’eccezione, Claudio Pistolesi (nella foto insieme ad un altro grande campione del passato, Brian Gottfried), l’ex davisman azzurro, già numero 71 al mondo che oggi dirige una Accademia a Jacksonville. Dopo il primo titolo Itf in doppio con l’altra trentina Angelica Moratelli ad Hammamet, le prime esperienze agrodolci nei Major, la soddisfazione per il debutto al Roland Garros junior, la frustrazione per l’infortunio che le ha impedito di scendere sull’erba di Wimbledon, la 16enne tennista trentina, numero 74 delle classifiche internazionali juniores, si sta preparando per affrontare l’altro grande appuntamento della stagione, le qualificazioni agli Us Open, in programma dal 2 al 9 settembre sul cemento di Flushing Meadows. Voglia di riscatto e grande determinazione, Melania ha lavorato sodo insieme al tecnico Alessandro Bertoldero, che ormai la segue da tante stagioni, e al 50enne romano, già allenatore in passato di Monica Seles, Davide Sanguinetti, Simone Bolelli e Robin Soderling. Il contatto era stato avviato da tempo, la Florida è subito apparsa come la destinazione migliore per programmare i prossimi tornei tornei sul veloce. “Un’opportunità unica per trascorrere qualche settimana insieme al grande Pistolesi”, come ha rivelato la stessa Delai in una recente intervista, conquistata dalla realtà americana. “Un altro mondo, dove tutto è più grande. E dove ci sono molti più spazi a disposizione per allenarsi - ha sottolineato la giovanissima tennista trentina - come i campi pubblici, dove è sicuramente più facile giocare.” La collaborazione con Pistolesi dovrebbe continuare anche dopo gli US Open, magari durante la preparazione invernale. Intanto la Delai è pronta a tornare in pista, dal 20 al 25 agosto affronterà sui campi in duro dello JTCC a College Park, nel Maryland, il Prince George's County International Hard Court ITF, torneo junior di grado uno. La trentina esordirà con l'americana di Fairfax Natasha Subhash, classe 2001, numero 43 delle classifiche mondiali di categoria e nona favorita del seeding.

Pubblichiamo di seguito l'intervista apparsa domenica 19 sull'Adige a firma del giornalista Stefano Parolari

Un sogno chiamato America. Un avvio di carriera esaltante per la sedicenne trentina Melania Delai, che dopo un assaggio di Roland Garros, a livello juniores naturalmente, sta continuando il suo progetto di diventare una forte professionista della racchetta affrontando l'avventura dell'Us Open. Prima di New York, «Melly» giocherà i tornei di Washington e di Montreal per avvicinarsi ai grattacieli di Flushing Meadows. L'abbiamo raggiunta via mail per un'intervista di una maturità eccezionale, ricordando quando da vispa e simpatica 12enne era all'Ata Battisti ad iniziare un percorso che ha poi subìto un'impennata incredibile.
Melania con il tuo coach Alessandro Bertoldero, tecnico con il quale costituite un duo molto affiatato, avete intrapreso un serio progetto di maturazione.
«Mi sono staccata completamente dai programmi federali per affidarmi ad un progetto completamente privato. Una crescita per arrivare pronta a giocare come si deve nel tennis vero, quello che conta. In federazione ci sono date fisse e raduni, bisogna rispettare tornei che ti indicano i tecnici azzurri. Con il mio allenatore seguo un itinerario tecnico-agonistico ma individuale, studiato dal mio team per l'obiettivo futuro».
C'è uno staff importante che ti sta seguendo?
«Mi alleno, quando non sono in giro per il mondo - precisa la Delai - al Plebiscito di Padova o all'Oasi 2000 della famiglia Barbiero (Gianfranco è l'ex presidente del Ct Rovereto, ndr), ho uno sparring fisso che è Max Todeschi che mi conosce dai tempi di Vicenza, Mirko come preparatore in palestra, coach Ale in campo, il fisioterapista Cursi e il videoanalista Tataranni».
Quando eri a Trento e rincorrere le prime palle...
«Mi ha fatto innamorare del tennis mia cugina Alice Russolo (apprezzata fotografa, ndr) e anche l'altra cugina, Caterina (medico nutrizionista, ndr), che giocavano al Ct Trento. Ho giocato a Martignano con il maestro Sisto Fusco, ho fatto un periodo all'Ata, e poi il salto a Jesolo con Bertoldero, che ha lasciato il lavoro in Federazione, dove era tecnico del Nord-Est, per seguire solo me.
Ogni tanto mi messaggio con qualcuno che giocava con me da piccolino, vedi Ivan Martinelli, o scambio qualche battuta con Monica Cappelletti (la 19enne promessa del Ct Trento, ndr). Le mie amicizie sono sparse ormai per il mondo anche se il mondo degli affetti sono mia mamma Monica e mia sorella Alessia, le prime tifose. Mamma è venuta a Parigi, ma per me c'è sempre e comunque. Con Alessia ci messaggiamo in continuazione, ridiamo e scherziamo».
Sono tanti a chiederti quali sono gli obiettivi futuri e cosa ti prefiggi in un mondo non certo facile, dove su mille ne riesce una a salire tra le migliori al mondo.
«Banale dire che vorrei essere - dice Melly - la n.1 al mondo. Mi piace dire che voglio diventare una giocatrice forte e temuta, ma anche un esempio per i piccolini sotto il profilo sportivo e umano. Il tennis ti porta a livelli di stress altissimo, basta una palla spesso per cambiare le situazioni. Se perdi dopo la delusione bisogna trovare subito le motivazioni per andare avanti e non vergognarsi mai di aver perso. Vedo campioni che perdono e la settimana dopo sono ancora là in campo anche se la stampa li ha ammazzati. Questa è la forza che bisogna avere: testa alta e avanti».
È vero che molti ti chiedono dei rapporti con le coetanee italiane?
«Tra la fascia delle "elette", come le chiama la Fit, non ho amicizie. Ho subìto anche atti di bullismo vero, una di loro ha cercato di isolarmi da tutti e allora ho deciso di troncare con queste atlete. Ho amiche vere dove mi alleno, cerco di essere selettiva quando giro il mondo. Leggevo che nel circuito maggiore Wta le amicizie vere sono quelle fuori dall'ambiente. In Italia, soprattutto, c'è tanta invidia e... aggiungo cattiveria».
Ti sei preparata in Florida con il grande Claudio Pistolesi, ex giocatore n.71 al mondo, coach di Monica Seles, di Sanguinetti e di Bolelli.
«Alessandro è molto pignolo - continua Melly - ed ha voluto per quasi due settimane farmi allenare con Pistolesi. Negli Stati Uniti le strutture, la mentalità e il livello sono totalmente diversi dall'Italia. Qui è tutto perfetto e poi lo sport è importantissimo nelle scuole. All'Università, se sei bravo, ricevi una borsa di studio. Ti alleni e riesci pure a laurearti».
Cosa ti ha insegnato soprattutto Pistolesi?
«È stato un grande motivatore - spiega la giocatrice trentina - mi ha regalato la sua esperienza e la sua competenza senza mai essere invadente. Avevo fatto un'esperienza anche a Barcellona al Real Club con Martin Vilar. Qui come in America il principale obiettivo è la crescita non il risultato immediato. Claudio, Ale e Martin guardano più in là: Pistolesi mi ha detto che i risultati junior non valgono nulla. Bisogna rafforzare il miglioramento».
Dopo New York? Cosa ti aspetta?
«Continuare a studiare on line, mi preparerò a fare un salto nei tornei 15.000 dollari. Gli Slam junior magari con classifica da pro e non da junior».
E il tuo Trentino?
«Io sono e mi sento trentina. Appena sono ferma torno a casa. Devo tutto al Trentino se mi sono innamorata del tennis»..

Autore
Luca Avancini

Elenco degli argomenti delle notizie:

© www.sportrentino.it - strumenti per i siti sportivi - pagina creata in 0,156 sec.