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Deborah Chiesa il giorno dopo la grande impresa in Fed Cup

Lì dove batte forte il cuore. In quella stretta angosciosa che è il tie-break. Quando contano soprattutto il carattere, la voglia, la determinazione, quando ci vuole anche un po’ di fortuna, e un pizzico di sana incoscienza. Ed è lì che Deborah Chiesa ha compiuto il suo piccolo grande capolavoro, ha battuto per la seconda volta una top 100, Lara Arruabarreta, e consegnato all’Italia il punto della vittoria con la Spagna in Fed Cup. Chi se lo sarebbe mai immaginato un esordio tanto bello e intenso, con una maglia così pesante addosso, come quella della Nazionale. “Io no di certo – attacca ridendo Debby – ma giocare per il tuo paese ti dà davvero una marcia in più. Sembra banale da dire, ma è proprio così. E poi il pubblico mi ha restituita un’energia pazzesca. Qualche anno fa ho visto un incontro di pallavolo al PalaTrento, sono rimasta colpita da tutta quella gente che faceva il tifo, da quell’atmosfera elettrizzante. Mi sono sempre chiesta quale fosse l’effetto di giocare in un clima simile. Ora l’ho capito. Una sensazione meravigliosa, che di sicuro mi porterò dietro per tutta la vita.”
TANTA VOGLIA - “Sono scesa in campo senza aspettarmi nulla. – racconta – La tensione era grande, ma mi sentivo bene. Ho giocato un ottimo primo set, poi la partita ha preso una brutta piega, spingevo meno e con poca energia. Non volevo mollare però, e mi son detta se devo perdere almeno voglio perdere provandoci.” Il tie-break è stato un susseguirsi di colpi di scena. “Per un momento mi sono tornate in mente le occasioni perdute agli Australian Open, ho pensato che no, non potevo proprio perdere arrivata sin qui.”
EMOZIONI – “Devo ringraziare Tathiana Garbin per la fiducia che mi ha dato e per la carica incredibile che è riuscita a trasmettermi durante la partita. Quando ho recuperato da 1-4 a 4-4 nel terzo set e poi sono andata di nuovo sotto 4-5 al cambio campo mi ha gridato ‘Come vuoi essere ricordata? Come una leonessa oppure no’. Io le ho risposto: ‘come una leonessa!” Chiaro.” Quando hai saputo che avresti giocato il singolo con la Arruabarreta? “Sabato sera. Un po’ ci speravo, certo perché Tathiana mi aveva già detto di tenermi pronta. Emozione? Devo confessare che ero più tesa quando ho dovuto fare il discorso alla cena di galà giovedì sera. Un obbligo per tutte le matricole. Non è stato facile perché parlare davanti alla gente mi imbarazza ancora parecchio – sorride - E’ stata una bella prova, superata quella mi sono sentita pronta per qualsiasi cosa." L'adrenalina però si è fatta sentire forte negli spogliatoi, prima del match. "Mara Santangelo mi ha portato per scherzo della carta igienica, un modo simpatico per sdrammatizzare. Sara Errani mi ha consigliato di buttare fuori la voce durante il palleggio, di far uscire tutta l’aria. Vedrai che ti sentirai meglio, ha aggiunto. E così è stato.”
FRANCESCO – Fondamentale è stata anche la presenza a bordo campo del coach Francesco Piccari con cui si allena ad Anzio: “Con Francesco c’è grande feeling e grande rispetto – conferma – Non ero abituata ad avere sempre vicino qualcuno durante le partite e i tornei, ma con il tempo abbiamo costruito un bellissimo rapporto. E’ un tecnico molto professionale, meticoloso, si percepisce subito che ha tanta esperienza e che sa come gestire le varie situazioni. Ho imparato a fidarmi ciecamente di lui.”
CARATTERE – Mara Santangelo ha detto di lei che ha il carattere tipico dei trentini, ostinato, rigoroso, determinato. “Sì, è vero quando faccio una cosa mi piace dedicarci tutta me stessa, per farla il meglio possibile. Per questo la maturità al Liceo Linguistico ho preferito fermarmi e pensare solo al tennis. Studiare mi è sempre piaciuto, vorrei continuare un giorno, proseguire con Lingue, o Lettere. Mi appassionano le materie umanistiche, l’arte, e adoro leggere, anche se è difficile trovare il tempo per farlo. La sera dopo gli allenamenti torno a casa spesso stanchissima, talmente sfinita che ho soltanto voglia di buttarmi sul letto a dormire.” Il suo temperamento, la sua voglia di non mollare mai, è emersa prepotente in un match così intenso: “Qualcuno mi ha detto che da fuori sembro molto risoluta e decisa. Evidentemente riesco a mascherare bene le mie emozioni, perché si tratta solo di calma apparente. In campo però, una volta iniziato a giocare, l’agitazione passa in fretta. Pensi solo a colpire la palla.”
MOTIVAZIONI – Il mondo sta girando vorticosamente intorno a Debby: “Sì, è vero. Tutto è successo così in fretta. Il telefono in questi giorni sta scoppiando tra messaggi e chiamate, indubbiamente fa piacere. Ma adesso mi sento più matura, più consapevole del mio tennis e delle mie qualità. So che la strada è lunghissima, ma so anche cosa ci vuole per arrivare e cosa mi manca ancora. Il tennis è uno sport individuale molto duro, e questo ti aiuta a crescere velocemente. Ti spinge a volere sempre qualcosa in più, a non accontentarsi mai. Stare lontano da casa è faticoso, ma questa vita non mi pesa, quando mi sveglio la mattina penso solo a quello che dovrò fare per migliorarmi. L’obiettivo ora è entrare nel tabellone principale di un torneo del Grande Slam. Il sogno nel cassetto? Vivere di tennis, e magari fare quello che fanno i grandi campioni che investono parte dei loro guadagni per la comunità, in fondazioni o progetti educativi.”

Autore
Redazione
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