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Villa Alessandra: fascino e nostalgia dei gesti bianchi

Fulgidi pomeriggi d’estate e dolci serenate notturne. Villa Alessandra fu il primo raffinato crocevia del tennis trentino, una parentesi lieve e disincantata in anni segnati nel profondo da disillusioni e speranze. Progettata secondo i canoni eclettici del classicismo, si trovava all’angolo di via Perini e viale al Fersina, poi ribattezzata Corso Tre Novembre. Umberto Girelli l’aveva acquistata all’inizio degli anni Trenta e trasformata in pensione-ristorante, oltre che in un ritrovo elegante e sofisticato. Il vero nome di Girelli era Augusto Valentino Maria, ma per un motivo non chiaro lo chiamavano tutti Umberto. Era nato a Trento nel 1892, il padre, di origini veronesi, era stato un irredentista come il fratello Antonio, che venne condannato a morte, sentenza poi commutata in ergastolo dopo la cattura di Cesare Battisti. Anche Umberto Girelli aveva passato due mesi nelle segrete del Castello prima di essere internato come dissidente nel campo di Katzenau, e qui aveva conosciuto la futura moglie, la roveretana Maria Emma Luigia Francesca de Chiusole.

LA SCINTILLA - Tra gli ospiti più affezionati della Villa c’era anche il conte Giovanni Enrico Sizzo De Noris. Il Girelli gli faceva credito in occasione dei non infrequenti dissesti finanziari, in attesa che il conte ereditasse altri beni cospicui. Sizzo aveva un carattere introverso, sprofondava talvolta in lunghi silenzi quando erano insieme, spingendo l’altro a parlare per riempire il vuoto. E spesso l’argomento preferito era il tennis. La passione per il gioco aveva rinsaldato la loro amicizia, suggerito l’idea di costruire un campo da gioco. Un’alternativa al brullo rettangolo in terra rossa che si trovava al Littorio, l’unico della città. Il tennis li avvicinava e li divideva, ma appartenevano a due mondi che sapevano integrarsi e completarsi. Sizzo rappresentava la versione del gioco aristocratica e classica, quella dei pantaloni bianchi e delle sottane, in rigoroso colore bianco, uno sport nel quale era necessario esibire finezza e precisione, Girelli portava orgogliosamente in campo i valori dell’imprenditore che si è fatto da sé, con tenacia e determinazione. Aveva affinato uno stile personale, le sue doti erano la pazienza e la resistenza psichica e fisica.

IL CAMPO - Dalle parole ai fatti, il passo è breve. Nel gennaio del 1932 Girelli chiede e ottiene dal comune la licenza per costruire un muro di sostegno e di cinta nello stabile. Quello che per l’appunto circondava il terreno. Ad incaricarsi dei lavori è Arcangelo Zanin, un valente artigiano che si occupava della manutenzione della Villa. Si seguono scrupolosamente le indicazioni di Alberto Bonacossa, che nel 1914 aveva redatto e dato alla stampa il primo Manuale italiano di tennis, scritto insieme al marchese Gilberto Porro Lambertenghi. Una bibbia dello spirito tennistico, racchiuso in massime che oggi potrebbero strappare solo un benevolo sorriso, ma che allora venivano seguite con ossequiosa deferenza. L’invito a “essere sempre convinti che nelle sue decisioni il giudice è imparziale e in buona fede”, il richiamo alle virtù proprie del gioco: “Perfetta sportività, volontà e capacità di dare sempre il meglio di giocatori. Unite a modestia, generosità e buon umore.” Il libro conteneva un po’ di tutto, una teoria dell’allenamento e qualche concetto di fisiologia, ma anche delle indicazioni dettagliate sui materiali da costruzione. Il campo è pronto in estate e diventa presto un animato luogo di confronto per gli appassionati locali. Contribuisce di certo anche l’atmosfera che si respira a Villa Alessandra, piacevole e languida al tempo stesso. Al terreno di gioco si accede da una veranda di legno, i raggi del sole filtrano tra i rami del grande glicine creando gradevoli contrasti di luce e ombra. I giocatori possono sostare dopo la partita al riparo nel piccolo gazebo e civettare piacevolmente con le signorine. Magari sorseggiando una tazza di thé o un aperitivo. A insegnare le nozioni basilari del gioco provvede Eugenio Gottardini, lo chiamano “Dioduro” ed è il titolare del negozio di articoli sportivi Eros in via Oss Mazzurrana. Davanti alla sua vetrina molti si fermano ad ammirare con lo sguardo rapito le prime “Maxima De Luxe” e “Torneo Superflex”. Racchette elastiche di morbido frassino, nostrane come voleva l’imperante autarchia.

L’EVENTO - Nel settembre del 1933 il campo di Villa Alessandra è pronto per ospitare il primo evento tennistico degno di tal nome, organizzato in Trentino. Vengono convogliati in città i vincitori dei vari tornei disputati in estate nelle principali località turistiche della provincia, e riuniti idealmente dal podestà Bruno Mendini, in un Grand Prix ante litteram. “Partecipando al grande Torneo - si legge nell’opuscolo informativo - i villeggianti del Trentino avranno modo di constatare come sia possibile un gradito prolungamento di vacanza”. La manifestazione è inserita nel “Settembre Trentino”, grande sagra organizzata dal Comitato provinciale per il turismo, si va dalla Mostra Assaggio dei vini trentini agli spettacoli di lirica al Sociale, per chiudere in bellezza con la disfida dei Ciusj e i Gobi in piazza Duomo. L’inizio delle gare tennistiche, fissato inizialmente per il primo settembre, viene posticipato di un paio di settimane nella speranza, vana, di rimuovere gli ostacoli che avevano stoppato sul nascere i lavori per la nuova struttura progettata in piazza Venezia, e che verrà ultimata solo otto anni più tardi. La presentazione del torneo occupa quasi tutta la pagina sportiva del “Brennero”, quotidiano fascista. La retorica si spreca, “Dire che l’attesa in città per l’attraente spettacolo è morbosa sarebbe far torto alla giustificazione che tale morbosità reca con sé.” Il conte Ceschi, con “atto di civismo”, non esita a mettere a disposizione l’ampio giardino della propria villa in via Veneto perché venga allestito a tempo di record un terzo campo. “Un’interrotta falange di giovani” si alterna a saggiare la consistenza del rettangolo di Villa Alessandra sotto lo sguardo ansioso e preoccupato di Girelli, che ha fatto costruire personalmente una piccola tribunetta per consentire agli spettatori di seguire meglio le partite del torneo. I biglietti per la singola giornata e per un solo campo costano 2 lire, un abbonamento per tutte e tre le giornate di gare 10. “Chi ha avuto occasione di passare dai citati campi - si legge ancora sul Brennero - ha potuto convincersi di quanto divulgata sia la passione del tennis tra la cittadinanza che vi ha assistito numerosa.” E’ il ventenne veronese Vasco Valerio, azzurro e futuro capitano di Coppa Davis, a dominare incontrastato la scena. Fuori dal campo è un tipo timido, parla poco e sorride gentile a tutti, ma dentro il rettangolo si trasforma in un feroce gladiatore. “Si stringe nelle spalle, serra i denti e dà giù botte alle palle… e agli avversari”, racconta il cronista. La veneziana Molon conquista il femminile, stoppando in semifinale la bella udinese Kozman Frisacco, che sarà campionessa d’Italia nel ’37 e nel ‘38.

RINASCITA E FINE - Il torneo si giocherà per altri due anni, poi anche Villa Alessandra, dovrà fermarsi. Requisita per il Dopolavoro Forze armate italiane e trasformata in una mensa, sino all’occupazione tedesca. Durante la guerra vi alloggeranno le severe Nachrichten-Helferin, giunoniche e inavvicinabili collaboratrici della Wermacht, addette ai servizi telefonici. Nel 1945 saranno loro a riconsegnare le chiavi a Umberto Girelli. Villa Alessandra tornerà così a riaprire le sue porte, regalando altre serate luccicanti. Indimenticabili quelle delle elezioni di “Miss Trento”, con le ragazze a sfilare in passerella, timide e goffe insieme al loro vestito più bello, ma rivelando tutta la voglia di vivere e divertirsi del periodo. C'era poi l’Orchestra Covi a infiammare la pista da ballo e ad accompagnare la voce calda di Irma Pegoretti, l’usignolo” della Cervara. “Lei, ragazzona modesta e gentile, intonava “Io t’ho incontrata a Napoli, bimba dagli occhioni blu…” e noi si ondeggiava con la morosa”, ricorderà con nostalgia Gian Pacher. Chi non poteva permettersi di entrare in giardino si appollaiava sul lato di corso Tre Novembre per sbirciare i ballerini e ascoltare le canzoni. Almeno sino alla primavera del 1955 quando Villa Alessandra sarà sacrificata sull’altare del vigoroso sviluppo edilizio della città, chiamato a far fronte con cordonate di cemento al repentino aumento della popolazione e alla continua richiesta di alloggio. “Tutti si sentono più giovani, perché, solo che lo vogliano, possono ancora credere e sperare”, scriverà il 24 aprile 1955, alla vigilia della Festa della Liberazione” il giornale “L’Adige”. E’ un periodo di grande fiducia. Nuovi e profondi mutamenti investono Trento, sono gli anni del “boom economico”. Che si porteranno via con pochi rimpianti anche Villa Alessandra e le sue atmosfere vaporose d’altri tempi.

Autore
Luca Avancini
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